Pietro Gobetti

Pietro Gobetti (nato a Torino il 19 giugno 1901) è stato un giornalista, filosofo, editore, traduttore ed antifascista italiano. Visse un’adolescenza molto tormentata e dopo aver frequentato i suoi studi presso un liceo classico del capoluogo piemontese, nell’estate del 1918 parte come volontario nella prima guerra mondiale. Una volta conclusa la guerra Pietro si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Torino, durante il periodo universitario si dedica alla fondazione e alla scrittura di riviste denominate “Energie Nove” che si interessano di arte, letteratura, filosofia, e questioni sociali. Si appassiona allo studio della rivoluzione bolscevica divenendo un esponente della sinistra liberale progressista. Estimatore di Antonio Gramsci, Gobetti si avvicina al proletariato torinese sostenendo l’occupazione delle fabbriche e incontrando spesso gli operai torinesi.   A partire dal 1922 Gobetti fonda il settimanale “La Rivoluzione Liberale” che man mano diventa un simbolo di impegno antifascista a cui collaborano numerosi intellettuali come Gramsci e Sturzo. Tra il 1923 e il 1924 Gobetti venne più volte arrestato dalla polizia fascista, e la sua rivista è ripetutamente sequestrata. Nel 1924 fonda una nuova rivista letteraria “Il Baretti” a cui collaborano esponenti di spicco della letteratura italiana del tempo. Il 5 settembre del 1924 mentre sta uscendo di casa, viene aggredito sulle scale da quattro squadristi che gli procurano gravi ferite invalidanti. Costretto ad espatriare in Francia, e mai più ripresosi dalle ferite che gli vennero inferte, Pietro Gobetti muore a Parigi non ancora venticinquenne la notte tra il 15 e il 16 febbraio del 1926.